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Descrizione
Citata in una bolla del 1330 con la quale veniva insignita della dignità di Propositura ed Arcipretura, titoli aboliti con un decreto del 1811, la chiesa subì notevoli danni a causa di un crollo. Prima del 1824 risultava divisa in tre navate, mentre nell’organismo medievale essa doveva avere cinque navate, di cui uniche testimonianze restano le archeggiature della navata minore di destra, impostate su robuste colonne di mattoni. L’elemento architettonico di più rilievo è il quattrocentesco portale, appartenente al quel gruppo di opere, di carattere gotico, il cui prototipo è quello della chiesa di S. Massimo ad Isola del Gran Sasso, datato 1420. Ai lati dell’ingresso due piccole lapidi recano la data 1424, e il nome dell’autore. Al di sopra del portale si apre una finestra circolare con rosone ad 8 colonnine radicali ed archetti a tutto sesto.
Di recente restaurata al suo interno conserva due interessanti altari lignei ed un bellissimo monumento funebre di stile rinascimentale posto nel coro della chiesa, dietro l'altare maggiore, dedicato a Giovanni Battista Acquaviva morto a soli 14 anni nel 1496.
Il busto-reliquiario ligneo raffigura S. At(t)anasio, patrono del paese, ed è conservato nella chiesa parrocchiale di Cellino Attanasio, intitolata a S. Maria la Nova. Il manufatto (cm. 47 x 25 ca.), realizzato nel corso del XVIII secolo da maestranze locali, raffigura il santo vescovo con i simboli tipici del suo rango (mitra e pastorale) nell'atto di benedire, col braccio destro alzato, mentre con la mano sinistra regge un modellino di città. Il busto reca al centro una piccola urna vitrea contenente una reliquia del santo ed è ubicato sotto un baldacchino ligneo formato da quattro colonnine ed un tetto a grandi volute lignee.
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Le fonti documentarie non chiariscono
l'epoca dell'edificazione della chiesa
francescana, facente parte della
Provincia Francescana IX (Provincia
Pennensis, Custodia Adrensis, Pellinum),
oggi dedicata a S. Antonio, essa era
sicuramente già realizzata nel XIII
secolo, dal momento che si conserva una
Bolla del 1 aprile 1347, con la quale il
papa Clemente VI autorizza i frati alla
costruzione di un nuovo convento e
all'abbandono del vecchio complesso,
ormai in rovina. Pur avendo subito
diversi rimaneggiamenti nel corso dei
secoli, l'ultimo dei quali nel secondo
dopoguerra, la chiesa insiste ancora sul
perimetro originario; la parte che
maggiormente conserva l'assetto
medievale coincide con la zona
presbiterale, realizzata all'esterno in
conci di pietra rafforzati da
contrafforti, mentre all'interno
troviamo intatta nel coro la copertura a
volte a crociera costolonata, che si
apre sulla navata tramite un arco
ogivale. Il convento, ultimato nel XVII
secolo, conserva il chiostro definito
sui quattro lati da archi a tutto sesto
con ghiere in mattoni e, al centro, il
caratteristico pozzo. |