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Il territorio non ospita aree protette
anche se confina con la riserva
regionale dei Calanchi di Atri. Il
territorio è attraversato Vomano e
Piomba, oltre che da numerosi fossi e
torrenti. Il Vomano può dirsi il secondo
dei due principali fiumi che circondano
il Gran Sasso d’Italia,
essendone l’Aterno il primo.
Nell’antichità venne chiamato Matrinus
da Strabone e Vomanum da Plinio. Ha una
superficie di bacino di 661,60 kmq.
Nell’area 4C, pur essendo presente il
grave fenomeno di
erosivo dal ponte di Castelnuovo in poi,
il fiume conserva tratti interessanti
che meritano di essere tutelati e
valorizzati.Il Piomba nasce a settentrione di monte
Giove nel comune di Cermignano a 555
metri di altitudine. Attraversa il
territorio di Cellino Attanasio, quindi
quello di Atri e di Città S. Angelo,
fino a gettarsi nel mare. Il suo bacino
idrografico è molto ristretto; la sua
lunghezza è di appena 36 chilometri. Ha
un solo affluente, il fosso del Gallo
che ha origine da una sorgente a poca
distanza da Atri. Il Piomba si presenta
come un importante corridoio ecologico
che dal mare risale verso l’
interno, da sfruttare per
l’escursionismo, il trekking e le
passeggiate.
La ricchezza di acqua nel territorio è
anche testimoniata dalla presenza di
numerosi fontanili storici che
punteggiano le campagne ed i centri
storici. In particolare meritano una
visita Fonte Luccio e Fonte Cisterna
situate sulle vecchie vie d’accesso al
paese.
Tra i fossi si segnala, per la sua
rilevanza ambientale, il Fosso di
Monteverde. Quest’ultimo scorre per gran
parte all’interno del bosco di
Monterverde. Dal punto di vista
geologico, l’area è caratterizzata
dall’azione erosiva del Fosso di
Monteverde che, unita all’attività
sismica della zona, ha generato un
paesaggio molto particolare e
geologicamente significativo, con la
presenza di numerose scarpate che
mostrano chiaramente le formazioni
presenti e le numerose sorgenti d’acqua
in destra idrografica del fosso. La
presenza di depositi alluvionali
altamente permeabili consente l’
infiltrazione delle acque piovane e la
creazione delle falde freatiche; si
spiega così la presenza di numerose
sorgenti di acqua dolce utilizzate per
decenni dalle famiglie della zona. La
presenza di un piano di faglia permette
anche la risalita di acque più profonde
con caratteristiche chimiche diverse
come dimostrato dalle sorgenti di acque
sulfuree e salate, utilizzate in passato
per scopi terapeutici e per
l’approvvigionamento del sale. Il bosco
è caratterizzato dalla presenza di
diverse tipologie di piante, tra cui: il
Quercus Robur, il Quercus Cerris, il
Carpinus Betulus, il Iuniperus Comunis,
la Tussilago Forfora, la Plantago Major,
l’Althalea Officinalis, il Cucus
Aculeatus. Nel bosco vivono tassi, volpi
e lungo il fosso e nella vicinanza delle
sorgenti è presente il granchio di fiume
(Potamon Fluviatile), il che ha portato
gli abitanti ad appellare la zona come “Gragnara”.
Nella zona dove scorre il fosso di
Monteverde vige il vincolo
idrogeologico. Di rilevante interesse
sono anche le aree calanchive. |
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